Una questione di sesso

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Quando i mezzi di comunicazione parlano dello stress femminile, solitamente si soffermano sul fatto che la donna oltre al lavoro ed alla carriera, risente maggiormente degli impegni domestici soprattutto per ciò che riguarda la cura dei figli e ovviamente tutte le dinamiche alla gravidanza e maternità.

Altri autori invece hanno sviscerato il tema da un punto di vista biologico e neurologico, sottolineando maggiori o minori risposte allo stress che la donna avrebbe rispetto all’uomo a causa di differenze ormonali o nella struttura neurale.

Quello su cui voglio soffermarmi oggi è un tipo di stress che non dipende né dal ruolo familiare e sociale della donna, né tanto meno dalla sua biologia, ma è originato dal mondo del lavoro.

Da una recente ricerca dell’Istituto Tedesco Trendence, sappiamo che ancora oggi e anche nelle parti più ricche ed evolute di Europa, le donne a parità di mansione in azienda guadagno meno dei loro colleghi uomini.

In certi casi molto meno, con una differenza addirittura di 4000 euro all’anno.

Ovviamente una retribuzione non adeguata è una forte fonte di stress, uno stress che non può che aumentare nel momento in cui c’è facile e mediato confronto con chi ha la fortuna di guadagnare di più solo per motivi di genere.

Secondo alcuni studi delle psicologhe americane Hederos, Erikkson e Sandberg, uno dei motivi principali di questa disparità, è il tipo di approccio che la donna ha rispetto alle trattative: mentre le donne sono efficienti, empatiche e competenti quando sostengono una trattativa con clienti e fornitori per conto della azienda, possono incorrere in difficoltà ed ostacoli quando il contesto della trattativa è invece all’interno della azienda, cioè quando vogliono ottenere un miglioramento della loro condizione economica, di flessibilità degli orari e avanzamento di ruolo.

Dagli studi sembra che le donne difronte ai loro colleghi o superiori o anche reclutatori aziendali hanno timore di possibili situazioni conflittuali, tensioni o successive difficoltà nei rapporti interpersonali, diversamente dai loro colleghi uomini che in questi casi adottano un atteggiamento più competitivo e individualista.

Diverse ricerche della Harvard University di Cambridge, hanno provato che le aspirazioni professionali delle donne sono più orientate ad una dimensione cooperativa e gruppale, questo tanto nella vita personale che in quella professionale, mentre gli uomini sono predisposti a difendere maggiormente gli elementi chiave della propria carriera come: promozione, stipendio, ruolo, benefits, etc.

La situazione non è poi così negativa se sappiamo come affrontarla.

Che cosa può fare una donna per ottenere ciò che è giusto per lei senza per questo inquinare i rapporti con i colleghi?

Il primo passo è renderci conto della nostra reticenza a negoziare, dobbiamo prendere piena consapevolezza che se la nostra capacità è uguale a quella di un collega uomo abbiamo tutto il diritto ad avere lo stesso tipo di trattamento. So che questo può sembrare scontato ma è un passaggio che nella nostra cultura non è ancora avvenuto su larga scala.

Il secondo passo è capire che richiedere che un miglior trattamento per noi non danneggia in nessun modo il gruppo nel quale siamo inserite, anzi essere trattate in maniera coerente con le nostre capacità professionali non può che migliorare il funzionamento di tutto il sistema.

Il terzo passo è sviluppare il nostro stile personale per le trattative. Ci sono donne che imitano l’atteggiamento dei colleghi uomini più aggressivi ma non è sempre la soluzione migliore e nemmeno applicabile per tutte. E’ importante invece investire nella nostra formazione per saper condurre trattative con determinazione e sicurezza ma totalmente in linea con il nostro stile comunicativo al fine che siano proficue ed efficaci.

Se qualche lettrice avesse difficoltà in uno o più dei suddetti passi, possiamo confrontarci nella sezione dei commenti.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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