Aumento di produttività negli open space. Sarà vero?

Open space

[vc_row][vc_column width=”1/6″][/vc_column][vc_column width=”2/3″][vc_single_image image=”15011″ img_size=”full” alignment=”center”][vc_column_text]Oggi  le aziende amano più che mai gli uffici con gli openspace. Quest’ultimi sono stati progettati per incrementare il team building e la comunicazione. Questo suona magnifico in teoria, giusto?  Purtroppo, abbattendo i muri e lasciando i dipendenti ai confini di un cubicolo, si rompono molti equilibri che sono in realtà funzionali ad una buona qualità del lavoro.

Perchè sono nati gli open space

I rumori che si propagano nell’openspace sono una delle lamentele piu frequenti dei lavoratori in azienda. Un’altra lamentela frequente è la mancanza di privacy. In parte, questo è intenzionale: progettisti e responsabili anni fa, credevano che una volta che le pareti fossero state abbattute, i lavoratori sarebbero stati più aperti a creare nuove conversazioni che li avrebbe ispirati a nuove idee. Questo piano utopico è per buona parte fallito, infatti alcune ricerche hanno mostrato che mentre le conversazioni sono più frequenti tra i dipendenti, la qualità di tali conversazioni è scarsa, poiché si riducono a conversazioni  brevi e superficiali, proprio perché manca la riservatezza.

Gli open space aumentano produttività e creatività?

In uno studio pubblicato sul Journal of Applied Psychology, 40 impiegati di sesso femminile sono stati sottoposti a tre ore di “rumore a bassa intensità” mentre un altro gruppo è rimasto a lavorare in un tipico open space con rumori ad alta intensità. In seguito, ad entrambi i gruppi sono stati dati dei puzzle da risolvere; a loro insaputa, i puzzle non avevano alcuna soluzione.

I partecipanti che hanno lavorato per tre ore in un ambiente di lavoro silenzioso hanno provato vari tentativi per risolverli, mentre gli altri partecipanti che avevano sopportato le condizioni rumorose dell’openspace hanno rinunciato dopo pochi tentativi.
In un altro studio pubblicato il mese scorso da un gruppo di ricercatori tedeschi e svizzeri,  gli impiegati che chiedevano un aiuto frequente ad un collega per la realizzazione di un progetto di lavoro ottenevano i risultati migliori, mentre chi forniva l’assistenza lavorava male ed otteneva scarsi risultati.

Gli scienziati sostengono che la continua alternanza tra l’aiutare il collega e realizzare il progetto di lavoro impone un “carico cognitivo” pesante che abbassa molto la produttività.

Cosa fare se si lavora in un open space?

Gli scienziati raccomandano di prendersi dei momenti ogni giorno in cui non si è distrurbati. Per ridurre al minimo il carico cognitivo, tale periodo dovrebbe durare per alcune ore della giornata. E se i tuoi colleghi ancora insistono a chiamarti  attraverso i cubicoli, metti un bel cartello[/vc_column_text][vc_single_image image=”15014″ img_size=”full” alignment=”center”][vc_column_text]Se anche tu lavori in un open space confermi i risultati di questi studi? Anche tu hai problemi?[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/6″][/vc_column][/vc_row]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.